Piacere sessuale e paesi poveri

Attenzione questo post è una cosa seria  e non ha nulla che vedere con il turismo sessuale, o più in generale con la soddisfazione sessuale di noi che abbiamo la fortuna di vivere in paesi ricchi.

L’Insititute of Development Studies dell’Università del Sussex, un centro di ricerca e consulenza di alto livello nel campo dello sviluppo internazionale, lunedì 11 organizza un incontro sul tema “sesso e piacere” in Inghilterra, Cina e India. Loro ci sono arrivati a partire da un’attività di ricerca sulle lavoratrici del sesso nei paesi poveri, ma a pensarci, è la cosa più semplice del mondo.  Perchè il benessere di una nazione, oltre al reddito procapite, non dovrebbe tenere conto della misura in cui i cittadini sono messi in condizione di realizzare il piacere fisico del proprio corpo, una possibilità di gioia naturale e che non dovrebbe costare nulla?  Cade così un ultimo tabù nella definizione e misurazione di che cos’è l’arretratezza, la modernità, e lo sviluppo (parola che sarebbe vietata, lo so, lo so, mi sa che la devo togliere dalla mia lista nera).

Un po’ fa sorridere, ma è quel riso di disagio verso il progresso quello vero.

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