In questo momento conflittuale e confuso c’è una affermazione che sento ripetere in diverse varianti nei dibattiti pubblici, che mi lascia particolarmente sconcertato. Molti giovani studenti delle superiori o dell’università dicono cose tipo: “noi non abbiamo futuro”, oppure “ci avete/hanno rubato il futuro”. A volte l’ho sentito dire a degli adulti già inseriti nel mondo del lavoro: “questi ragazzi non hanno futuro, guardano al futuro senza speranza”.
Ora: che cosa ne sa un giovane di 15 o di vent’anni su quello che sarà il suo futuro? Se gli economisti hanno mostrato di capirci poco, perchè un ragazzo dovrebbe essere in grado di fare delle previsioni? A me sembra che quest’affermazione esprima un malessere tutto odierno, più che un problema che riguarda il futuro. Che giovani sono quelli che non pensano di potersi inventare un futuro nuovo, di poter riscrivere le regole secondo cui vivere? Secondo me ripetono opinioni che sono dei loro zii e genitori, più che esprimere una visione propria, e questo è deprimente.
Se un mondo fatto di lavoro sicuro e pensione per tutti così come lo abbiamo conosciuto in passato davvero non fosse più sostenibile di qui in avanti, questo significhererbbe “non avere futuro”? Forse la società ha in serbo qualcosa di meglio per loro; a me non stupirebbe. E poi, da quando in qua i giovani sperano in un futuro uguale a quello dei loro genitori e crescono timorosi di perdere questa possibilità? Coraggio ragazzi, avete la possibilità di dire qualcosa di più originale, di più sentito.
Pubblicato da tito 