“Ci rubate il futuro”

17 ottobre 2011

In questo momento conflittuale e confuso c’è una affermazione che sento ripetere in diverse varianti nei dibattiti pubblici, che mi lascia particolarmente sconcertato.  Molti giovani studenti delle superiori o dell’università dicono cose tipo: “noi non abbiamo futuro”, oppure “ci avete/hanno rubato il futuro”.  A volte l’ho sentito dire a degli adulti già inseriti nel mondo del lavoro: “questi ragazzi non hanno futuro, guardano al futuro senza speranza”.

Ora: che cosa ne sa un giovane di 15 o di vent’anni su quello che sarà il suo futuro?  Se gli economisti hanno mostrato di capirci poco, perchè un ragazzo dovrebbe essere in grado di fare delle previsioni?  A me sembra che quest’affermazione esprima un malessere tutto odierno, più che un problema che riguarda il futuro.  Che giovani sono quelli che non pensano di potersi inventare un futuro nuovo, di poter riscrivere le regole secondo cui vivere?  Secondo me ripetono opinioni che sono dei loro zii e genitori, più che esprimere una visione propria, e questo è deprimente.

Se un mondo fatto di lavoro sicuro e pensione per tutti così come lo abbiamo conosciuto in passato davvero non fosse più sostenibile di qui in avanti, questo significhererbbe “non avere futuro”?  Forse la società ha in serbo qualcosa di meglio per loro; a me non stupirebbe. E poi, da quando in qua i giovani sperano in un futuro uguale a quello dei loro genitori e crescono timorosi di perdere questa possibilità?   Coraggio ragazzi, avete la possibilità di dire qualcosa di più originale, di più sentito.


Non credo dovvero sia colpa di nessuno …

22 novembre 2010

Rifletto da un po’ sulla questione generazionale negli ambienti di lavoro.  Molti ormai dicono che questo non è un paese per giovani ed io sono d’accordo.  A ben pochi giovani viene dato accesso a posizioni di autorità.  Vegliardi che sarebbe più naturale incontrare al parco a spingere passeggini occupano quei posti da lustri ed attivamente si oppongono, con energia e creatività, ad ogni ipotesi di un loro avvicendamento.  Lo dico con serenità perché la cosa mi riguarda poco, primo perché non sono nè giovane né vecchio, poi  in quanto non mi sento portato per ruoli di alta responsabilità.

Oggi ci pensavo dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro e dei suoi costi, e quasi capivo le ragioni di questa situazione di inerzia.  In una società con la nostra mentaità, sollevare una persona di esperienza da una posizione di potere e sostituirla con un giovane meno esperto – di fatto mettere un anziano alle dipendenze di un giovane – mette a repentaglio la produttività di un organizzazione.  L’anziano in molti casi non riconoscerebbe quell’autorità e l’organizzazione sopporterebbe dei costi elevati.  Per certi versi più facile che la sua “deposizione”consista in un prepensionamento o licenziamento dell’anziano; certo laddove si può, perchè dove il posto di lavoro è tutelato molto come nelle grandi aziende o nel pubblico, dove lavoro io, questa strada è piena di problemi.  L’anziano esperto è probabile che smetta di lavorare ed inizi a recriminare, con grave spreco di risorse umane.  La strada più semplice per chi organizza il lavoro è lasciare la responsabilità in capo a chi già ce l’ha.

E pensare che un po’ di scambio di ruoli servirebbe a tutti ad imparare.


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