Le politiche regionali, la semplicità e la bellezza.

Che cos’hanno a che vedere fra loro queste tre cose? Ci arrivo.

Due settimane fa ero a Bruxelels a questo convegno-seminario in cui la Commissione Europea si poneva una delle  domande classiche del pianificatore: qual’è la scala territoriale giusta per l’intervento pubblico di sviluppo economico?  Non vi preoccupate, non ci penso neanche di parlarne qui; è una discussione antica e complicata.

Aveva invitato tutte le principali lobby di aree territoriali non convenzionali e non riconosciute come le regioni  metropolitane, le aree peri-urbane, le aree  costiere e periferiche, i territori di frontiera o montani, anche se trasversali a più regioni amministrative o nazioni diverse.  Ogni rappresentanza di territori reclamava di essere un bacino su cui avrebbe senso programmare risorse e interventi di sviluppo.  Ognuno naturalmente aveva un po’ di ragione.

Questo per dire che la Commissione Europea è tentata di sparigliare le carte della politica regionale, per reclutare le energie e le idee di soggetti nuovi, e sensibile al richiamo verso un approccio più flessibile e caso per caso.  Ma, come ogni altra amministrazione, sa anche di doversi semplificare la vita stabilendo regole per la distribuzione  dei fondi e la programmazione degli interventi che, come molte in vigore adesso, siano semplici ed uniformi. Regole spesso accusate di essere ottuse e burocratiche, ma il cui pregio è di essere comprensibili a tutti; di creare un clima di certezza in cui tutti gli interessati sanno cosa succederà, in base a quali criteri delle decisioni saranno prese, etc.

Anzi io vado ancora più in là e credo che una proprietà desiderabile, e che spesso viene sottovalutata delle politiche pubbliche,  è proprio la semplicità, che significa comprensibilità intuitiva per tutti.  Spesso per perseguirla vale la pena rinunciare anche ad un po’ di giustizia.  Esempio: se i soldi per le aree arretrate vengono distribuiti in proporzione inversa  al reddito procapite, questo può essere meglio che adottare una formula più razionale e giusta che nessuno riesce a capire bene, perchè espressa da un’equazione in cui c’entrano altre 35 variabili ognuna con un coefficente diverso e che misurano tutto il misurabile, dalla qualità della vita all’ambiente.

L’intervento pubblico ha una sua estetica che corrisponde alla sua linearità o simmetria: che diventa anche semplicità di operazione e misurabilità dei risultati.  La semplicità permette ai cittadini di decidere se sono a favore o contro una certa misura, e di far nascere un dibattito aperto non solo agli addetti ai lavori, ma a chiunque se ne voglia interessare.  Siete d’accordo su come vengono finanziate le scuole pubbliche? Che ne pensate dell’attuale sistema di riparto dei fondi della fiscalità ordinaria fra le regioni?  Vi pare bello?

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4 Responses to Le politiche regionali, la semplicità e la bellezza.

  1. silvia ha detto:

    Il Comune di Modena come la Commissione Europea..

    .. enti diversi che si pongono domande simili.
    Quella più in voga di questi tempi, tra i componenti della commissione consigliare per il monitoraggio della crisi economica del Comune di Modena è: cosa può fare un ente locale come il Comune, per lo sviluppo economico del suo territorio? E, se può fare qualcosa, qual è il “suo” territorio?

    Ancora, Commissione Europea e Comune di Modena hanno in comune l’intenzione di “reclutare energie e idee di soggetti nuovi”, con l’obiettivo di progettare interventi che siano innanzitutto SEMPLICI.

    La tua spiegazione di cosa vuol dire semplicità parlando di politiche pubbliche mi sembra tanto efficace quanto semplice.

    Mi piacerebbe portare la tua voce in Consiglio. Mi piacerebbe raccogliere qualche contributo in questo senso, qualche buon esempio da adattare alla nostra realtà, qualche stimolo per indirizzare le politiche di sviluppo locale.
    Provando a superare le annose discussioni sul patto di stabilità e sulla bretella Modena Sassuolo..

    Silvia

    ah, mi presento: mi chiamo Silvia Sitton, lavoro nell’ufficio progetti economici del Comune di Modena e da qualche mese ho iniziato a seguire i lavori della commissione consigliare per il monitoraggio della crisi economica. Mi ha parlato di te tempo fa Alberto Cottica, con il quale lavoro sul tema delle industrie creative, nell’ambito di un progetto europeo)

  2. titopb ha detto:

    Ciao Silvia, mi viene da dire che il comune di Modena può fare sicuramente meglio della commissione europea in questo campo. Conosco Cities, ed ho sentito parlare al Kublai Camp di vostro un progetto di recupero di un villaggio artigianale. Confrontarsi con gli altri è sempre una cosa produttiva in questo campo. Di che tipo di esperienze vorreste sapere qualcosa in più?

  3. silvia ha detto:

    Ciao Tito, avevo scritto un post bellissimo.. E chiaramente mi si è smateriallizato nell’etere.
    Riassumo il mio pensiero.
    Cities: a livello locale, grazie soprattutto alla supervisione strategica di Alberto, è stato impostato un modo di lavorare molto interessante e nuovo. Il problema è che i nostri amministratori non lo hanno per nulla capito e nemmeno lo sostengono.

    Alcuni temi che, di getto, mi sono venuti in mente :
    – fiscalità di scopo, magari modulata sull’esperienza dei BID
    – adattamento dello strumento delle Zone Franche Urbane per aree in degrado di città “ricche”
    – microcredito per aziende e famiglie in difficolatà
    – declinazioni nuove dei contatti di solidarietà tra pubblico e privato (es: lavoratori pubblici e lavoratori in mobilità)
    – emersione del lavoro nero
    – sperimentazione del crowdsourcing promosso da enti pubblici
    – spin off artigianali (non tecnologici, ma legati al “saper fare”) legati sia a istituti superiori che a aziende con attività di tipo artigianale/creativo
    – reti di impresa
    – marketing cittadino: se per Firenze può essere il Rinascimento, per Rimini il mare, per Monteveglio (BO) le Transition Town, per Torino è diventata l’arte contemporanea, Modena su cosa e come deve/può puntare?

    Non so se sono riuscita a darti un’idea di quello che cerco. Io per prima sono un po’ disorientata. L’unica cosa di cui sono sicura è che la mia città abbia bisogno di una scossa forte!

  4. tito ha detto:

    Cara Silvia, mi spiace per il post perduto, per esperienza diretta, riesco a capire. Comunque anche così hai messo un bel po’ di carne al fuoco. Per ognuno di quegli strumenti ci sono pro e contro, molte esperienze a cui guardare, etc..
    Personalmente mi attraggono di più gli strumenti più interventisti-discrezionali rispetto a quelli fiscali-regolatorii. Anche se certo i primi sono più rischiosi, meno di moda, e forse anche meno graditi alle amministrazioni che dovrebbero manovrarli. Mi sa che dovremo proseguire questa conversazione a voce. Comunque ben vengano le scosse.

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