Concentrare gli investimenti pubblici per lo sviluppo: ma su che?

Per la serie: lo dicono tutti, ma pensiamoci lo stesso un attimo …

Nel campo delle politiche di sviluppo è molto in auge l’idea della concentrazione. Qual’è un grave limite delle politiche di sviluppo passate? Quello di disperdere le risorse in mille rivoli.  Lo dice chiaramente Nicola Rossi, un autorevole critico di queste politiche, in un pamphlet di successo.   Per accontentare tutti si fanno centinaia di fontane, piazzette e marciapiedi, e non un numero molto più limitato di interventi che raggiungano una massa critica sufficiente ad avere effetti “di rottura”.  La tesi è condivisa un po’ da tutti. Chi nel criticare le politiche di sviluppo non arriva  a parlare di clientelismo, se non altro denuncia l’intervento “a pioggia”.

Bè io non sono molto d’accordo con questa visione, che mi sembra rispondere più all’esigenza dello stato di semplificarsi la vita, che all’interesse della popolazione di vivere meglio.  Certo la scala più giusta è diversa caso per caso.  Nel settore della ricerca, ad esempio, si promuove più innovazione finanziando 100 progetti da 100.000 euro, o un solo progetto da 10 milioni?  Nessuno ha la risposta certa ma, se mi costringete a scegliere, io opto senz’altro per attivare 100 teste autonome. Allo stesso modo, è meglio per lo Stato aiutare a nascere 50 start-up, o sostenere due grandi imprese nei loro investimenti di ampliamento? E, a parità di costo, una sola grande nuova infrastruttura è necessariamente meglio di 50 interventi di manutenzione di quelle esistenti?  E’ evidente che dipende dai casi e dai settori, ma siccome la tesi della concentrazione ha grossa influenza sul dibattito e sulle decisioni che vengono prese, bisogna metterla in discussione nei termini generali in cui viene espressa.

Ancor più che decidere quale scala dell’intervento abbia maggiore impatto, cosa che evidentemente varia da settore a settore, mi pare importante guardare a questa scelta in relazione ai rischi di fallimento, che poi rappresenterebbe quello spreco di risorse che molti denunciano. La scelta di pochi progetti grandi presuppone che lo Stato sappia prevedere solo progetti che funzionano.   Ma se questa ipotesi viene a cadere, diventa chiaramente meglio dal punto di vista della probabilità di successo, dare poco a molti. La “pioggia” bagna sicuramente la testa di gente brava; i pochi selezionatissimi interventi?

Un argomento vero in favore della concentrazione, invece, è che valutare migliaia di proposte, e scegliere fra di esse, è  più costoso e complicato.  Solo al di sopra di una certa scala unitaria degli interventi, è possibile per lo Stato mettere in campo la risorsa più scarsa e costosa: l’intelligenza.

Photo courtesy of: http://www.thecanaryreport.org

Annunci

8 Responses to Concentrare gli investimenti pubblici per lo sviluppo: ma su che?

  1. Alberto ha detto:

    Io dico “attenzione” invece di “intelligenza”, ma direi che siamo lì. Molto d’accordo.

  2. osimod ha detto:

    non sono d’accordo tito. In riferimento a politiche per ricerca e innovazione, troppo spesso a livello europeo si creano tantissime universita’, centri di ricerca, clusters. Ogni provincia ha un parco tecnologico.
    Al tempo stesso, bisogna abilitare l’innovazione diffusa, soprattutto ora che i costi di avvio sono bassi in molti campi.
    Ma il governo non puo’ da solo selezionare le eccellenze. Servono strumenti trasparenti e peer-based come kublai. L’esempio in Europa e’ l’European Research Council che finanzia solo ricerca di eccellenza, selezionato sulla base di peer review e reputazione. Vedi http://ec.europa.eu/research/erab/publications_en.html
    E’ un tema appassionante, e sono decisioni che vanno fatte caso per caso.

    • tito ha detto:

      Concordo molto sulla chiusa. Come mettere in piedi un sistema, una policy se non uno strumento vero e proprio, che sappia riconoscere e dare gambe alla ricerca più innovativa è uno di quei problemi appassionanti per la loro difficoltà. Non sono così sicuro che un sistema alla Kublai, così trasparente, possa funzionare nel campo della ricerca soprattutto per problemi di tutela dell’eventuale invenzione, ma vale la pena pensare molto a quali adattamenti dovrebbe ricevere.
      Il fatto è che a me interessa molto promuovere proprio “l’innovazione diffusa”. Ne riparliamo credo, e spero. Intanto seguo il tuo link.

  3. tiziana ha detto:

    E se la concentrazione non sia delle risorse ma sugli obiettivi che un territorio vuole perseguire? Mi sa che è questo che si dice dal 1999… ma alla fine l’unica argomento che viene sempre fuori è la “spesa”, i “soldi”, la quantità… con buona pace della qualità! Tito non si parla mai di qualità delle idee, dei processi, e, perchè no, delle persone. Non è la dimensione dell’intervento ma è la sua essenza, la sua storia, i suoi perchè e le persone che ci stanno dietro. Tu stai all’UVAL.. ma mi sai dire in parole semplici e comprensibili anche per un bambino qual è stata la qualità della spesa in tutti questi anni? chi ha avuto davvero delle opportunità e non le ha sapute cogliere e chi invece a quelle opportunità non si è potuto neanche avvicinare? ci sono stati dei progetti, singoli o integrati, che hanno funzionato, che hanno avuto una marcia in più?
    Grande o piccolo… è questo il dilemma?
    Io dico entrambi, se poi fossero ceoerenti e convergenti faremmo il terno al lotto (perchè per come stanno oggi le cose hai le stesse probabilità che accada una cosa del genere).
    Eppure non è così difficile. Tu dici che grandi esperti come Rossi si lamentano perchè sono state finanziate strade e piazze.. bè se in quelle strade ed in quelle piazze si sono avviate diverse attività finanziate con i regimi di aiuto, allora quell’intervento – pur nella sua modestia di importo, innovatività e di “rottura”- ha una sua logica ed utilià. Ma questo, come tanti altri aspetti a mio avviso importanti, non si evince dagli studi fatti dalle belle scrivanie delle università e di certe direzioni generali….
    La questione, dunque, non è grande o piccolo, tanti o pochi soldi… ma COSA, COME e CHI!
    E qui però arriviamo alla tua stessa conclusione, lo Stato e le Regioni hanno a disposizione tante persone, mentalmente e culturalmente aperte, capaci di entrare a fondo nelle questioni e di non farsi influenzare da pregiudizi o… altro?
    Va bè, la bimba mi reclama a gran voce.. e come non correre subito, visto che almeno lei mi ascolta.

  4. Alberto Cottica ha detto:

    Tito, ripensavo a questo post guidando la moto oggi, e mi veniva in mente che ha qualcosa di giavazziano. L’idea di Giavazzi, se non l’ho capita male, è che la pubblica amministrazione non è in grado di fare scelte, e quindi deve erogare con meccanismi automatici. Tu dici che scegliere è molto difficile, e quindi diversificare le scelte riduce il rischio di fallimento. Non è la stessa cosa, ma non è neanche lontanissima. 🙂

  5. tito ha detto:

    Alberto. Io non amo la tesi dell’automatismo perchè troppo spesso crea strumenti ottusi che per essere in grado di selezionare in modo obiettivo, riununciano ad utilizzare i criteri di scelta giusti, quelli che sostengono le persone ed i progetti meritevoli di sostegno pubblico. Per me se le condizioni per selezionare non ci sono, meglio non intervenire.
    Lo stato doverebbe starti ad ascoltare, proprio a te, come fa Tiziana con la sua bimba. Alla luce di questa discussione forse ci diventa anche più chiaro che cos’è che stiamo sperimentando con Kublai.

  6. Luigi Reggi ha detto:

    sul finanziamento alla ricerca, trovo molto interessante la tesi della “specializzazione intelligente”, sostenuta dagli economisti del gruppo “Knowledge for growth” lanciato già qualche anno fa dalla commissione. L’idea è ogni regione debba valutare i suoi punti di forza, investire in R&D nei settori in cui vi è una comprovata massa critica /nesso competitivo tra attività di ricerca e di innovazione. Oggi invece tutti fanno tutto, es. le nanotecnologie.
    Vedi ad es. http://ec.europa.eu/invest-in-research/pdf/download_en/kfg_policy_brief_no9.pdf?11111
    Qui ovviamente si parla di concentrazione a livello di tema/settore e non di singolo progetto. Sulla selezione del singolo progetto l’idea “kublaiana” di david mi è sempre sembrata fantastica.

    sugli strumenti automatici c’è da dire che il credito di imposta si è rivelato lo strumento più efficace sia quando finanzia investimenti generalisti sia quando finanzia la R&S, oltre ad essere (anche per rispondere a tiziana) trasparente, comodo da gestire, etc. Lo dicono in tanti dati alla mano…….

  7. tito ha detto:

    Non pensavo solo agli interventi di incentivo alla ricerca industriale, ma, visto che in questo periodo mi sto trovando a leggere un po’ di reports valutativi su questo tipo di programmi sia EU che Italiani, faccio notare che un risultato che viene fuori abbastanza coerentamente sia dalle ricerche della Banca d’Italia che dalla valutazione del VII Programma Quadro scaricabile qui:
    http://www.proinno-europe.eu/page/publications-10
    è che gli incentivi alle grandi imprese non modificano per nulla quello che loro altrimenti farebebro, limitandosi a far risparmiare loro soldi senza alterare il loro comportamenti in materia di ricerca. Diversamente i contributi, di più modesta entità, alle piccole e medie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: