Il paradosso delle politiche per l’innovazione

Da  alcuni anni non si parla più tanto di incentivare le imprese a investire o a creare occupazione, ma a innovare.  Questa visione di per sè ha i suoi problemi.  Non tutti si rendono conto di quanto sarebbe faticoso vivere in una società incui tutti innovano continuamente.  Ma non è solo questo.  Come valutatore mi chiedo spesso quale sia il criterio con cui questi progetti innovativi debbano essere  selezionati. La questione non è per nulla teorica e semmai arriva tardi: ogni anno centinaia di milioni vengono spesi  dalle politiche pubbliche di sostegno all’attività innovativa delle imprese.

Oggi la valutazione di questi progetti avviene principalmente attraverso commissioni di esperti che vengono incaricati di leggere progetti, giudicare il loro grado di innovatività, e scegliere di conseguenza quelli meritevoli di sostegno pubblico. Ma chi sono queste persone, e che cosa li qualifica come soggetti in grado di individuare che cos’è innovativo?  Si tratta di esperti di settori merceologici, tecnologie e mercati, spesso legati all’università e pagati a gettone per operare questa selezione.  Esistono degli albi appositi nazionali ed europei da cui le amministrazioni possono attingere, o sceglierne di propri.

E’ evidente a tutti il paradosso insito in questo meccanismo.  Ci si può aspettare che gli esperti conoscano ciò che è cosiderato più innovativo oggi in ogni settore, ma il compito che viene loro richiesto a ben vedere riguarda il futuro. Queste persone devono in qualche modo fare previsioni su ciò che sarà innovativo nel futuro basandosi sulla traiettoria tecnologica sperimentata finora nei settori di cui sono esperti.  Si tratta quindi di una complessa attività di stima che deve contemperare aspetti di rischio, di valore atteso di mercato e auspicabilmente anche di esternalità; tutto ciò  a meno che queste politiche non consistano solo nel promuovere l’adeguamento delle nostre imprese alla frontiera tecnologica esistente, ma io faticherei a chiamere questi finanziamenti “politiche per l’innovazione”.  Estremizzando un po’  viene da chiedersi di questi esperti quello che ci chiediamo sulle persone che cercano di venderci sistemi per vincere al totocalcio: se sono in possesso di questo metodo, perchè non lo usano loro stessi per arricchirsi?   Selezionare gli innovatori potenziali su cui scommettere denaro pubblico attraverso esperti valutatori ha dei limiti – ed è tra l’altro abbastanza costoso – ma che alternative ci sono?

Due approcci completamente alternativi a cui bisognerebbe pensare  sono: l’estrazione casuale fra i progetti proposti, e qualche sistema di peer-evaluation fra tutti i soggetti proponenti.

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4 Responses to Il paradosso delle politiche per l’innovazione

  1. Luigi Reggi ha detto:

    il tema della peer-evaluation mi sembra interessantissimo e se ne è parlato anche sul blog di david osimo
    http://egov20.wordpress.com/2009/04/20/extending-the-peertopatent-model-to-other-fields-of-government/

    secondo me varrebbe la pena raccomandare / spingere / provare a lanciare un progetto sperimentale, su piccola scala, magari con una regione interessata.

    Sul fatto che i progetti di innovazione finanziati dalle politiche debbano per forza puntare a spingere in avanti la frontiera tecnologica non saprei, ho qualche dubbio. Nella maggioranza dei casi probabilmente si tratta secondo me di diffusione / customizzazione, ed è giusto che sia così (diversa storia per i progetti di vera e propria R&D). Però anche questo mi sembra un tema molto interessante da approfondire.

  2. tito ha detto:

    per me non è da scartare a priori neanche il metodo dell’estrazione casuale. Qualunque altro metodo per la selezione dei progetti andrebbe valutato in relazione all’efficacia dell’estrazione casuale che dovrebbe essere utilizzata come benchmark; un po’ come la capacità di previsione dei metodi econometrici rispetto ai valori futuri del tasso di cambio va valutato in relazione al c.d. “random walk”. Magari scriverò un prossimo post su questo

  3. osimod ha detto:

    ciao tito e’ un tema molto interessante e su cui sto lavorando per la EC, che sta ripensando il futuro FP8. altro tema importante e’ la valutazione multistage, in cui un primo finanziamento limitato viene dato “a pioggia”, poi sulla base dei risultati concreti si da il resto. altro tema e’ la usare la fiducia e la reputazione del proponente, come fa European Research Council. Se stai lavorando su questo, sentiamoci, intanto ti mando il report che ho scritto su Enterprise 2.0. Vedi anche la discussione sulle policy recommendations: http://eups20.uservoice.com/forums/93633-policy-recommendations-for-enterprise-2-0
    ciao
    david

    • tito ha detto:

      Anch’io trovo il tema appassionante. Non ci lavoro davvero, ma ci rifletto da un po’ anche attraverso l’esperienza Kublai, e ne parlo in giro di mia iniziativa. Come avrai immaginato arrivo allo stesso tipo di sperimentazioni che tu propugni, da una prospettiva molto diversa. Quella dei meccanismi di selezione che sono fortemente in crisi e pochi ritornano a chiedersi: perchè stavamo facendo questo? Questo meccanismo di valutazione ci trova quello che ci serve, ci muove nella direzione giusta? Credo che ci serva di mettere in discussione alcuni fondamenti della politica di sostegno all’innovazione in Italia, e provare a fare qualcosa di radicalmente diverso (non necessariamente si rivelerà migliore, ma finchè non l’hai provato..)

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