La mia storia (interrotta) con lo Stato Italiano

In occasione dell’anniversario della repubblica voglio raccontare la mia parabola di dipendente pubblico come atto di amore (anche se tradito) per lo stato italiano: un’ istituzione in cui nonostante tutto ancora credo e spero.

Nel 2002, appena completato il mio PhD all’MIT di Boston sono tornato in Italia.  Avevo studiato politiche pubbliche e sviluppo internazionale ed ho pensato così di portare le mie conoscenze, e soprattutto la mia voglia di fare, al servizio del paese che mi aveva cresciuto ed educato.  Oltretutto, il ritorno in Italia mi era imposto dal fatto di avere beneficiato di una borsa di studio Fulbright – un programma che, essendo cofinanziato dal Ministero degli affari esteri, vietava di rimanere negli USA al termine degli studi se non fossi prima tornato per almeno due anni in Italia.  Tornavo anche attratto da una sfida stimolante: il Ministero dell’Economia e Finanze proponeva allora una politica di sviluppo regionale per le aree arretrate del paese per molti versi nuova, e scommetteva su persone che come me non potevano contare su conoscenze importanti nella politica o nell’alta amministrazione.

Sono stati anni appassionanti in cui tra mille difficoltà abbiamo cercato di proporre riforme, decentramento, sperimentazione, discussione partenariale fra amministrazioni e fra queste e rappresentanti del privato, un certo grado di trasparenza e valutazione delle politiche.  Poi le cose sono andate gradualmente deteriorandosi.  Le competenze gradualmente sono state sempre meno apprezzate, la routine è prevalsa sul tentativo di migliorare sempre le cose.  Ci sarebbero troppe cose da dire, e le responsablità non sono certo di una sola persona o di pochi. Meglio saltare quindi al finale: il mio incarico all’Unità di Valutazione è scaduto il 10 ottobre scorso, ma i miei capi hanno continuato a farmi lavorare, retribuito, rassicurandomi sulla volontà dell’amministrazione di tenermi.  Poi, a ciel sereno, il 24 gennaio il ministero mi ha comunicato che dal primo febbraio sarei stato sospeso dal lavoro e dalla retribuzione.

Il Ministro non ha mai voluto fimare il mio rinnovo, nè si esprime in senso contrario ad esso.  Io sono a casa in cerca di lavoro.  I progetti che portavo avanti, fra cui Kublai,  hanno subito un duro colpo soprattutto per il protrarsi dell’incertezza, anche se credo che alcune cose vengano portate avanti. Nella mia stessa  situazione sono altri cinque componenti del Nucleo di Valutazione dove lavoravo.  Non mi lamento se vogliono mandarmi via, avrei voluto solo che l’amministrazione mostrasse un po’ di rispetto per il mio lavoro, una volontà o un senso di direzione di qualunque genere che, se reso pubblico, avrebbe consentito a me ed agli altri di fare scelte conseguenti e non improvvisate.  La mia posizione l’ho scritta in questa lettera che, l’ultimo giorno in cui ho lavorato, ho inviato al Ministro sul cui tavolo giace la mia richiesta di rinnovo.  Non ho ricevuto risposta.

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13 Responses to La mia storia (interrotta) con lo Stato Italiano

  1. Alberto Cottica ha detto:

    Tito, questo post è molto utile, e la tua (e nostra) storia in qualche senso rappresentativa di questa fase della storia d’Italia. Sto preparando anch’io un post su questa vicenda, e non mancherò di citarti.

  2. Walter Giacovelli ha detto:

    Tito bellissimo post, profondo, empatico, un deja vù per molti, me compreso, che si sono ritrovati e si ritrovano in situazioni analoghe. Il senso di comunità in Italia l’ho avvertito nelle scuole e soprattutto in ospedale, a seguito di un intervento, mi sono sentito “preso in carico” dalla comunità e il senso di riconoscenza per le attenzioni ricevute lo cerco di restituire quotidianamente alla collettività. Ma questo che viene considerato un costo sociale potrebbe (anzi sarà) depotenziato e questo potrebbe (anzi farà) perdere il senso di coesione e appartenenza comunitaria.

    Andrebbe a rafforzare un senso di frustrazione e amarezza per altri atti di “non gratificazione” che quotidianamente ogni giovane lavoratore (o peggio non occupato) si trova ad affrontare.

    Ho deciso solo pochi giorni fa, di non mollare e continuare nel mio percorso, mi sono guardato alle spalle e intorno e ho visto tante “scialuppe di salvataggio” e non avrebbe alcun senso cercare di salvarsi in solitaria, ma come tu mi insegni proprio nei momenti difficili emerge il senso di coesione sociale.
    Questo l’ho compreso meglio grazie soprattutto a te, ad Alberto a Kublai, che mi siete stati vicini in un momento delicato e difficile da cui sto cercando di uscire.

    Questa coesione sociale, questo calore di chi ti sta accanto nei momenti difficili, questa sensazione di essere non solo in “trincea”, questa visione oltre il buio della steppa dei nostri giorni, mi piace sperare che si possa rafforzare spontaneamente, facendo di necessità virtù, come fiori in grado di crescere nel deserto.

  3. Federico V. ha detto:

    Tito, sono davvero molto vicino a te e Marco in questo momento di estremo disagio.
    Come forse ricorderai ho vissuto, mio malgrado, analoghe sensazioni, e so quanto siano sgradevoli.
    Da parte mia penso che tu sia umanamente e professionalmente ammirevole, e che questo mirabile post sia la sintesi di un momento politico realmente incomprensibile.
    Hai tutta la mia stima.
    F

  4. Carmelofrancesco ha detto:

    Ciao Tito, leggo solo adesso il post. Dire che sono sbigottito è dire poco. Mi sembra tutto senza senso: il fatto che t’abbiano mandato via, che te l’abbiano detto solo una settimana prima, che non abbiano previsto alcuna modalità attraverso cui avresti potuto lasciare “le consegne” riguardo le attività che coordinavi. Hai, per quel che vale, tutta la mia vicinanza.
    Nonostante tutto, però, a chi, come me, ha condiviso, seppure solo per pochi mesi, quella storia di cui tu parli fa ben sperare il fatto che tu consideri quella stessa storia interrotta e non irrimediabilmente conclusa.

  5. silvio pancheri ha detto:

    Tito, nessuna tua domanda di rinnovo è mai arrivata sul tavolo del Ministro. Per negare un rinnovo ci voleva un’istruttoria, che motivasse il rifiuto. L’istrutoria spetta al Capo dipartimento sulla base della relazione tecnica del Responsbile.
    Non è stata fatta né l’una nè l’altra.
    Ho chiesto di accedere agli atti amministrativi e mi è stato confermato che nessuna domanda di rinnovo è stata mai istruita per te come per gli altri colleghi nella tua situazione, nè positiva né negativa. Nessuno ha mai formalizzato una domanda positiva o negativa al Ministro, che si può pronunciare e frmare la nomina solo sulla base di un’istruttoria trasparente.

    Che il rinnovo non sia automatico è accettabile, che non sia da motivare un eventuale rifiuto è inacettabile esito di una concezione oscurantista dell’anmministrazione dello Stato. Resta un segno di protervia e arroganza di chi dimostra di non sapere nulla della valutazione.

    Per un lavoro delicato come quello del valutatore spesso l’indipendenza la si paga coll’essere buttati fuori senza un grazie. Ma di questo passo resta solo la parte inutile della valutazone, quella che fa da paravento al nulla o agli interessi personali.

  6. tito ha detto:

    Vi ringrazio per le manifestazioni di solidarietà. per me più importante di ogni altra cosa era far conoscere la mia versione dei fatti. Per natura cerco di non serbare rancore a nessuno e mi sento ottimista riguardo a quello che il futuro mi può portare. Quello tra me e lo stato italiano e che cerco di descrivere è un disincuentro, come dicono gli ispanici: un mancato incontro che per me è nocivo ad ambedue.
    @Silvio: a me hanno detto di aver mandato la mia richiesta di rinnovo al Ministro ed io a questo devo credere. Oltretutto, se così non fosse stato ritengo che il Ministro me l’avrebbe comunicato in risposta alla mia lettera.

  7. […] collegata con le cose che racconto qui: una delle conseguenze è stata che, da febbraio, Tito non è stato confermato nel suo incarico. A questo punto non ci sono le condizioni nemmeno per un interim: sarà Invitalia, che ha un […]

  8. vaccaricarlo ha detto:

    Tito, tutta la mia solidarietà.
    Come sai altre storie sono finite in modo simile (vedi la ) … forse non bisogna parlare di “Valutazione” nella PA italiana?!

  9. mauro masselli ha detto:

    Caro Tito sono depresso e incavolato per quello che ti è successo ma non sorpreso; la protervia e il donabbondismo imperversano nel nostro Paese e non solo all’Uval. Sono dispiaciuto di quanto accade a te e agli altri (se ho ben capito) soprattutto per voi ma anche perchè speravo che almeno una parte importante dell’esperienza che avevamo fatto insieme fosse salvaguardata per tempi migliori.

  10. Gianluca Mei ha detto:

    Ciao Tito,

    apprendo con dispiacere, personale e per il bellissimo progetto Kublai a cui avevate dato luce e anima.

    Mi auguro che avrai presto nuovi e più costruttivi ambiti per esprimere i tuoi talenti!

  11. […] had to face a crisis, not directly connected with Kublai; as a consequence, starting in February, Tito’s contract was not renewed. In this new situation I did not feel like I could stay on, even as an interim director. I still […]

  12. lisergico72 ha detto:

    Aleop! niente paura e sano ottimismo, come diceva mia nonna prima di voltare del fieno in un campo particolarmente scomodo (“il rivone”): ” facciamo presto; pim pom pam finiamo subito!”. Con il curriculum che hai vedrai che in ferie ci stai poco…
    Salud!

  13. […] 17 Marzo, in occasione del 150ennale dell’unità d’Italia annunciavo l’interruzione del mio rapporto di lavoro con il Dipartimento per lo Sviluppo Economico, dove […]

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