L’italianità: una pericolosa ossessione

Troppi parlano troppo ed in modo ripetitivo delle malattie dell’Italia con una forma curiosa di nazionalismo al contrario: il risultato è che ci ritroviamo in un vicolo cieco mentale. Ad esempio, ogni mattina una trasmissione radiofonica che ascolto con divertimento, trova in questo cliché dell’italiano menefreghista e antisociale sempre nuove occasioni per strappare una risata. Così, oltre che la nostra competitività e la domanda interna, anche il discorso pubblico sembra bloccato e questo mi  sta convincendo che coltivare ad oltranza la nostra distintività  di italiani, ci faccia del male. E’ rassicurante, e si prova quasi un certo piacere nel vedere confermato ovunque il risultato noto delle disfunzioni comportamentali italiane, ma questo non ci fa rendere conto che quelli che ci sembrano essere problemi unici degli italiani sono in realtà i difetti della specie umana.  E anche per la parte che corrisponde al vero, quando ad andare in fissa con l’italianità sono i media, questo lamento assume i contorni di una profezia che avvera sé stessa.l'italiano

Ma perché poi stare sempre a pensare che siamo in Italia, che siamo italiani?  Non è questa la direzione verso cui va il mondo, che ci dovrebbe portare a pensare sempre più su scala europea, planetaria.   Qui sembra al contrario che la nostra italianità sia una maledizione dalla quale non ci possiamo liberare, ma anche di cui non possiamo fare a meno. I media in questo giocano il solito ruolo conservatore, in questo caso nella rappresentazione che danno dei problemi, che non cambia mai.  Il problema della fuga dei cervelli è emblematico in questo senso. Per un ricercatore andare a confrontarsi con il resto del mondo è un momento di arricchimento dal punto di vista personale.  E’ un passaggio che rafforza la propria stima di sé ed il proprio bagaglio accademico. Certo per me è stato così. Perché quindi rappresentarlo sempre come una sconfitta con una narrativa sempre uguale, che non cambia da anni?

Ognuno di noi ha multiple identità –  Italiano, ma anche dipendente pubblico, maschio, genitore, Europeo, nel mio caso – perché non parliamo di più dei pregi e difetti di queste altre categorie di cui facciamo parte?

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