Quel quid in più che dà la laurea

Conosco dei diplomati molto preparati, che hanno continuato ad aggiornarsi negli anni e possono vantare delle competenze più o meno alla pari di chi ha proseguito gli studi fino alla laurea.  Parlando con loro però ci si rende conto che rispetto ai laureati in media manca loro qualcosa.  Che cos’è?

Prima facie lo si potrebbe definire insicurezza. Ma come si giustificherebbe questo senso di inferiorità rispetto ai laureati, se per alcuni le conoscenze sono analoghe: un po’ meno di teoria, compensata da un po’ più di pratica accumulata negli anni di lavoro. Il punto per me è questo: gli interessati non lo sanno. Ciò di cui parlo è qualcosa di un po’ diverso dal “sapere di non sapere” di cui parla Socrate.  I laureati (bravi) oltre a sapere di non sapere, sanno che non c’è molto in più da sapere  su certi argomenti: delle loro discipline  conoscono i contorni ed i limiti cognitivi, laddove quelli che non hanno proseguito gli studi pensano che ci sia un corpus di teoria che spiega, a cui loro non hanno avuto acceso.

E’ venuto il momento dei caveat.

Quello che scrivo può forse valere più per le discipline applicate che per quelle fondamentalmente toriche. Io ho in mente il confronto fra ingegneri e periti industriali, fra economisti e ragionieri.  Probabilmente vale meno per la fisica, o la filosofia, in cui gli studi universitari si inoltrano in terreni nuovi e diversi rispetto a quelli che vengono insegnati alle superiori.

Poi c’è l’effetto selezione che può distinguere i due gruppi.  Una certa maggiore preparazione dei laureati  dipende almeno in parte dal fatto che le caratteristiche degli individui influenzano la probabilità di scegliere se proseguire gli studi.  I più motivati, e coloro che provengono da famiglie che danno maggior valore all’istruzione più frequentemente decidono di proseguire gli studi dopo il diploma e questo rende i due gruppi diversi ab origine, come materiale umano. (E’ noto che la ragione principale per cui le imprese più importanti negli Stati Uniti reclutano tra i laureati delle università più prestigiose, non è la qualità dell’istruzione che lì viene impartita. E’ il filtro iniziale che queste università fanno in entrata.  Con il filtro dei test d’ingresso e le elevate rette, le università di spicco nei fatti filtrano i migliori e più determinati già in ingresso, più che renderli tali).

In definitiva, per me la capacità dell’università di trasferire effettive conoscenze è sopravvalutata, ma ciononostante  il divario fra laureati e non, esiste. In  parte è effetto del fatto che gli studi accademici consentono di apprezzare i limiti della conoscenza che si possiede.

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