La valutazione e la scuola: keep calm and pluralismo democratico

Da tempo mi propongo con convinzione di non intervenire nei cocenti dibattiti sulla scuola in Italia, ma non resisto. Non ho tempo di studiare bene la materia e temo di essere superficiale, ma ho l’impulso di dire qualcosa anch’io limitatamentre agli aspetti che conosco di più.

Iniziamo con due affermazioni, che poi cerco di argomentare nel caso della scuola: I peggiori nemici della valutazione sono i suoi più entusiastici sostenitori;  Chi meno capisce di valutazione, più la propone come soluzione salvifica per tutto.

Le prove INVALSI a cui sono sottoposti i nostri studenti in 2a e 5a elementare, poi ancora in terza media ed in seconda superiore sono state concepite come una fonte per valutare i risultati di competenza degli studenti  e delle scuole attraverso i punteggi medi di istituto, e capire dove sono le maggiori aree di fabbisogno: in quali provincie, in quali indirizzi scolastici, nelle aree interne, in quelle urbane, o suburbane. Pochi credo che sarebbero contrari a queste prove standard, se usate a questi fini. Quando alcuni operatori poco avveduti ne parlano come strumento di valutazione del lavoro degli insegnanti a livello di classe, non fanno un servizio utile né alle prove come fonte di informazione, né alla valutazione stessa.

Chi identifica le prove INVALSI con la valutazione degli insegnanti confonde le fonti con i giudizi.  I risultati degli studenti alle prove standard INVALSI possono essere una delle molte fonti da utilizzare per giudicare il lavoro degli insegnanti, posto che lo si voglia in qualche modo fare, ma la grande maggioranza di chi si occupa seriamente di valutazione sono certo che concorderebbe con me:

  • che non debbano avere valore preponderante rispetto ad altre fonti,
  • che più fonti ed opinioni diverse, quantitative e qualitative, debbano entrare nel novero della valutazione, e
  • che ci debba essere un contraddittorio.

Avere a disposizione del pubblico delle informazioni standardizzate su ciò che i nostri studenti sanno non può essere una cosa negativa.  Chi crea un’identità fra queste informazioni e la valutazione degli insegnanti ha l’effetto:

  1. di danneggiare la qualità di questa fonte (cheating, boicottaggi);
  2. di peggiorare la qualità dell’istruzione (si insegnano i test e non la materia);
  3. di ostacolare la eventuale valutazione degli insegnanti.

Non ci sono scorciatorie. La valutazione la fanno le persone; nessuna fonte di dati, per quanto utile come i risultati dei test, la può sostituire.  Io credo in modo quasi istintivo che avere dati affidabili sia meglio che non averli, e perciò mi preoccupo quando si innescano  aspettative sul loro utilizzo che possono avere l’effetto di privarcene.

 

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