Chi ben comincia….

30 agosto 2010

Nonostante l’estate sia stata ricca di notizie su ogni sorta di drammi e nefandezze, la notizia che mi è rimasta impressa e a cui continuo a ripensare è questa.  Il settanta per cento delle matricole della Bicocca di Milano vengono iscritte all’università dai genitori.  Questo dato mi provoca un particolare fastidio e non capisco neanche bene fino a che punto e perchè.  Forse perchè è uno di quegli indicatori che si possono considerare dei condensatori di tante cose che non vanno in questo paese: figli deresponsabilizzati e che non sentono neanche più la vergogna di non saper fare né scegliere niente in autonomia, genitori che pensano di fare il bene dei loro cari aprendo il cammino davanti a loro da qulunque ostacolo.

Credo che questo sia uno di quei casi in cui è il caso di fermarmi qui sforzandomi di non diventare censore e moralista, fare un bel respiro e pensare con un po’ di filosofia che il futuro che ci aspetta sarà inevitabilmente diverso dal passato; pensare che sarà insieme più bello e più brutto, e poi sedermi ad attendere con un po’ di curiosità quello che il futuro ci riserva.


Quanto sono importanti il lavoro ed il potere nella vita: differenze di genere

16 agosto 2010

Perchè non farsi dei nuovi nemici, o nemiche in questo caso, senza guadagnarci nulla in cambio?

Quando leggo  stastistiche sulla scarsa presenza di donne nelle più alte posizioni di potere (politica, imprese, banche), mi viene da pensare: se fosse vero che le donne sono meno disposte a sacrificare la loro vita personale ed affettiva per raggiungere queste posizioni, questo aumenterebbe (se possibile) la stima che ho per loro.  Con riguardo alle professioni ed ai salari,  qui si sostiene che questo è il motivo per cui certe professioni tipicamente femminili siano pagate meno di quento dovrebbero.

Il fatto è che mi sono ormai fatto l’idea che, con rarissime eccezioni, per arrivare al potere e restarci bisogna pensare quasi solo a quello,  non guardando in faccia a nessuno.  Neanche alle persone che ti sono care, e non è una cosa bella.

Ciò detto, io penso che la discriminazione sessuale sul luogo di lavoro esista.


Piacere sessuale e paesi poveri

9 gennaio 2010

Attenzione questo post è una cosa seria  e non ha nulla che vedere con il turismo sessuale, o più in generale con la soddisfazione sessuale di noi che abbiamo la fortuna di vivere in paesi ricchi.

L’Insititute of Development Studies dell’Università del Sussex, un centro di ricerca e consulenza di alto livello nel campo dello sviluppo internazionale, lunedì 11 organizza un incontro sul tema “sesso e piacere” in Inghilterra, Cina e India. Loro ci sono arrivati a partire da un’attività di ricerca sulle lavoratrici del sesso nei paesi poveri, ma a pensarci, è la cosa più semplice del mondo.  Perchè il benessere di una nazione, oltre al reddito procapite, non dovrebbe tenere conto della misura in cui i cittadini sono messi in condizione di realizzare il piacere fisico del proprio corpo, una possibilità di gioia naturale e che non dovrebbe costare nulla?  Cade così un ultimo tabù nella definizione e misurazione di che cos’è l’arretratezza, la modernità, e lo sviluppo (parola che sarebbe vietata, lo so, lo so, mi sa che la devo togliere dalla mia lista nera).

Un po’ fa sorridere, ma è quel riso di disagio verso il progresso quello vero.


La criminalità e lo sviluppo del Nord Italia

3 gennaio 2010

Di recente per lavoro mi è capitato di guardare un po’ di dati sulla criminalità nelle diverse regioni del paese.  Bè la sorpresa è che l’incidenza di alcuni reati denunciati – soprattutto i furti, le violenze sessuali, i reati di sfruttamento della prostituzione e di traffico di stupefacenti – è nettamente superiore al Nord rispetto al Mezzogiorno.

La cosa è sorprendente anche perchè le mappe  dei vari fenomeni dello sviluppo, che per mestiere produco e guardo, appaiono tutte uguali (al punto che ci scherziamo sopra fra colleghi): i colori che descrivono l’intensità dei fenomeni diventano scuri man mano che si scende a Sud, medio-pallidi al centro, e chiari al nord.  Non è così per alcune forme di criminalità. Guardando ad una gamma più ampia di reati, le denuncie all’autrorità giudiziaria per 1000 abitanti sono 55 al Centro-nord e 39 al Sud (Dati ISTAT 2007). Ed allora, per deformazione professionale, a tipi come me  viene spontaneo cercare spiegazioni per quest’anomalia che consistono in errori di misurazione: inquesto caso con il fatto che i reati non vengono denunciati con la stessa probabilità al sud, o non vengono perseguiti con la stessa intensità.  Forse però la spiegazione è più semplice.  Al Sud alcune forme di criminalità sono meno presenti.

Considerando l’importanza che il crimine e l’insicurezza hanno per il benessere di un’area, direi che dobbiamo abituarci all’idea che, da questo punto di vista, nel Mezzogiorno si vive meglio.

Inquesta materia, sarebbe meglio quindi regionare sui livelli assoluti. Bisognerebbe forse solo capire, anche sulle base di confronti con il passato, o con altri paesi, qual’è il livello accettabile di questi fenomeni, verso cui tendere.