Le politiche regionali, la semplicità e la bellezza.

26 marzo 2010

Che cos’hanno a che vedere fra loro queste tre cose? Ci arrivo.

Due settimane fa ero a Bruxelels a questo convegno-seminario in cui la Commissione Europea si poneva una delle  domande classiche del pianificatore: qual’è la scala territoriale giusta per l’intervento pubblico di sviluppo economico?  Non vi preoccupate, non ci penso neanche di parlarne qui; è una discussione antica e complicata.

Aveva invitato tutte le principali lobby di aree territoriali non convenzionali e non riconosciute come le regioni  metropolitane, le aree peri-urbane, le aree  costiere e periferiche, i territori di frontiera o montani, anche se trasversali a più regioni amministrative o nazioni diverse.  Ogni rappresentanza di territori reclamava di essere un bacino su cui avrebbe senso programmare risorse e interventi di sviluppo.  Ognuno naturalmente aveva un po’ di ragione.

Questo per dire che la Commissione Europea è tentata di sparigliare le carte della politica regionale, per reclutare le energie e le idee di soggetti nuovi, e sensibile al richiamo verso un approccio più flessibile e caso per caso.  Ma, come ogni altra amministrazione, sa anche di doversi semplificare la vita stabilendo regole per la distribuzione  dei fondi e la programmazione degli interventi che, come molte in vigore adesso, siano semplici ed uniformi. Regole spesso accusate di essere ottuse e burocratiche, ma il cui pregio è di essere comprensibili a tutti; di creare un clima di certezza in cui tutti gli interessati sanno cosa succederà, in base a quali criteri delle decisioni saranno prese, etc.

Anzi io vado ancora più in là e credo che una proprietà desiderabile, e che spesso viene sottovalutata delle politiche pubbliche,  è proprio la semplicità, che significa comprensibilità intuitiva per tutti.  Spesso per perseguirla vale la pena rinunciare anche ad un po’ di giustizia.  Esempio: se i soldi per le aree arretrate vengono distribuiti in proporzione inversa  al reddito procapite, questo può essere meglio che adottare una formula più razionale e giusta che nessuno riesce a capire bene, perchè espressa da un’equazione in cui c’entrano altre 35 variabili ognuna con un coefficente diverso e che misurano tutto il misurabile, dalla qualità della vita all’ambiente.

L’intervento pubblico ha una sua estetica che corrisponde alla sua linearità o simmetria: che diventa anche semplicità di operazione e misurabilità dei risultati.  La semplicità permette ai cittadini di decidere se sono a favore o contro una certa misura, e di far nascere un dibattito aperto non solo agli addetti ai lavori, ma a chiunque se ne voglia interessare.  Siete d’accordo su come vengono finanziate le scuole pubbliche? Che ne pensate dell’attuale sistema di riparto dei fondi della fiscalità ordinaria fra le regioni?  Vi pare bello?

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