Is it who you know?

13 gennaio 2013

Più di un anno fa pubblicavo qui un idea che da molto tempo mi frullava in testa e che riguarda le politiche di sviluppo e certe forme di spesa pubblica più in generale: che le scelte pubbliche di assegnazione delle risorse siano meno influenzate da clientelismo, corruzione, etc, di quello che la maggioranza delle persone pensano.

Qualche giorno fa l’ho posta come un’ipotesi di ricerca ad Alberto, il mio alter ego avventuroso. In men che non si dica, ho ritrovato questa questione posta come tema guida di un interessante seminario di confronto fra policy makers ed analisti delle reti. Dunque lunedì 20 mi recherò a Venezia a questo incontro che si preannuncia per me stimolante e scomodo, come tutte le vere esplorazioni del nuovo. Cercheremo dati per un esercizio di network analysis finalizzato a testare la mia semplice tesi.

Io porto in dote – orgogliosamente – i dati di opencoesione, che riguardano la spesa pubblica di cui mi occupo, anche se non credo che con quelli riusciremo a costruire delle analisi utili ad affrontare il tema di mio interesse.  Nonostante la sua ricchezza senza precedenti per una base dati liberata al pubblico, secondo me la qualità delle informazioni sui soggetti associati ai finanziamenti della politica di sviluppo non è ancora sufficiente a costruirci su delle analisi di rete.  Ma questo lo vedremo lì.

Il punto importante per me è che voglio provare con l’aiuto di esperti a impostare un analisi quantitativa non sulla base dei dati disponibili, ma della domanda di interesse. Comanda la  domanda, non le informazioni che abbiamo: vi assicuro che nella ricerca come nella valutazione, succede spesso il contrario.  Ne voglio riparlare.


Open coesione: what’s next

18 ottobre 2012

Da alcuni mesi è online il sito web che consente di elaborare e scaricare dati sugli interventi della politica di coesione in Italia, i fondi strutturali europei insomma, ed alcuni interventi finanziati con risorse nazionali che hanno la stessa finalità di riequilibrare i divari interni al nostro molto diseguale paese.  Dove sono, in cosa investono, quanto spendono, chi li gestisce e cose del genere.  Ci ho lavorato un po’ anch’io e sono orgoglioso di essere parte di un amministrazione che più che parlare di trasparenza, inizia a praticarla.

Si tratta della più ampia base dati di investimenti pubblici mai resa pubblica in Italia, con più di 500 mila interventi corrispondenti a quasi 17 miliardi di fondi pubblici impegnati.  Su questi dati si possono esercitare analisti interessati a questioni di distribuzione geografica o dimensionale, anche scaricando l’intero database, o semplici cittadini interessati ad un singolo progetto che si attua vicino a casa loro.  Si fa presto a dire trasparenza e open data, ma poi c’è sempre l’inghippo: sistemi di interrogazione che non funzionano, dati che non sono mai quelli di maggiore interesse, aggiornamenti che non si fanno.  In questo caso sembra proprio una cosa vera, provare per credere.

In cosa può migliorare questo sistema?  Certo nella qualità di questi dati.  Infatti qualche errore nel nostro sistema di monitoraggio alimentato da dozzine di gestori di fondi  può ancora trovarsi, ma sono fiducioso che questi errori diminuiranno proprio per effetto dell’uso di queste informazioni, che non è più limitato ai pochi analisti che li possono vedere e li sanno leggere.

Però a mio giudizio la vera frontiera che ci attende come Dipartimento per lo Sviluppo, e come Stato più in generale, consiste nel dare un significato più ampio a questa apertura, ovvero abilitare un flusso di informazioni di senso  opposto rispetto a quello di cui ci siamo occupati fino ad oggi: dai cittadini all’amministrazione.  ora che stiamo imparando a diffondere informazioni, dobbiamo imparare a raccoglierle, filtrarle ed elaborarle: dal pubblico a beneficio del pubblico.  E’ parte del nostro ruolo di Stato creare questo valore fungendo da catalizzatori dei contributi anche volontari dei cittadini che agiscono nell’interesse della collettività. Il problema è come farlo in modo gestibile, ma allo stesso tempo sensibile.

Qualche idea operativa? (tanto per cominciare).


Open data dove meno te lo aspetti

18 aprile 2011

Domani parlo alla camera dei deputati.

http://www.agoradigitale.org/eventodatiaperti

Chi l’avrebbe mai detto che avrei scritto una frase del genere. In questi ultimi anni mi sono impegnato per produrre e diffondere informazione obiettiva sull’operato dello stato, anche scontrandomi con la politica e con l’alta amministrazione che di solito alla trasparenza preferiscono la promozione dei propri interessi e della propria immagine.   Domani parliamo di dati aperti proprio alla camera.  Sono curioso.


Con gli open data tutti possono essere valutatori delle politiche pubbliche

17 settembre 2010

Faccio il valutatore di politiche pubbliche.  Sono stato formato all’idea che spetta a gente come me creare conoscenza su quali forme di spesa pubblica e di intervento dello stato funzionano e perchè.  Lo credo ancora.

Di recente però sto inziando a pensare che ci sia un’attività ancora più importante che noi dipendenti pubblici possiamo fare per migliorare l’efficacia dell’intervento dello stato: diffondere dati intelligibili e processabili da chiunque. A questa conclusione ci stiamo arrivando in tanti da molti da punti di vista e provenienze diverse.  Ne abbiamo  parlato ad un “aperitivo open data” la settimana scorsa fra quattro amici interni ed esterni all’amministrazione.  Alberto che su queste cose non ci dà tregua (e odia la vita comoda) ne parla come spaghetti open data. Da quella seratina sono uscito ancora più convinto che la cosa più produttiva che posso fare con i dati in mio possesso è condividerli con tutti quelli a cui potrebbero interessare.  Per questo la sfida per la gente come me è quella di non pensare di dover fare tutto in prima persona, ma lasciare fare all’intelligenza collettiva; capire insomma che  abilitare molte persone che vogliono poter elaborare le informazioni già disponibili, è quasi tutto quello che dobbiamo fare per avviare discussioni a più voci da cui impariamo tutti.

Dopo quella serata, adesso ai nostri amici è venuto in mente di raccogliere in un unico sito un bel po’ di link a dati già pubblicati dalle amministrazioni pubbliche italiane, per percorrere, all’italiana, la strada che le amministrazioni pubbliche inglesi ed americane stanno aprendo per noi.  Se conoscete link a questo genere di dati diffusi da pubbliche amministrazioni italiane, segnalateli ad Alberto oppure a Federico Bo, Matteo Brunati, o Laura Tagle.  Poi naturalmente ci saranno problemi di standardizzazione, di trovare software che li rendano utilizzabili semplicemente, ma visto che ci sono tutti questi intelligenti e generosi programamtori là fuori, perchè preoccuparmene.

Non posso mica far sempre tutto io… 🙂