Cospirazione permanente o entropia del potere?

3 maggio 2015

Sono circondato da teorici della cospirazione.

Per queste persone tutto quello che va male si spiega inevitabilmente con una decisione deliberata da parte di uno o pochissimi potenti che,  nell’ombra,  decidono per tutti.   Per me invece  il male è il risultato di innumerevoli decisioni egoistiche o miopi, e non coordinate di centania di migliaia, milioni di persone.  La teoria della cospirazione è una visione riduzionista. A ben vedere, oltre che semplice è anche un po’ più ottimista del reale.  Basterebbe poco infatti per fare andare le cose come dovrebbero: basterebbe avere le persone giuste nella stanza dei bottoni e tutto andrebbe diversamente.

Di solito mi trovo da solo, invece, a pensare che il potere oggi è molto più distribuito di quello che ci piacerebbe pensare.  Le tecnologie, l’istruzione di massa e forse qualcos’altro tipo una certa tendenza verso la democrazia, fanno si che oggi nessuno possegga un potere particolarmente significativo, mentre tutti noi ne possediamo un pezzo infinitamente piccolo.  Non parlo tanto del nostro diritto di voto ma delle tante scelte ed opinioni che esprimiamo, o informazioni che facciamo circolare.  E’ una visione anche più frustrante della società che su di me ha l’effetto di indurmi a concentrarmi sulla mia vita, sul mio benessere come parte di un tutto.

Scusate il post astratto.  Mi sforzo di cercare la conoscenza pratica, ma per natura tendo a teorizzare.

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La debolezza dei poteri forti

26 febbraio 2012

Da un po’ di anni osservo con curioso interesse, soprattutto all’interno dell’amministrazione pubblica, i comportamenti di chi insegue il potere e di chi riesce ad accumularne.  Cerco in questo modo di capire in cosa consiste questo oggetto misterioso che per me è il potere che abbiamo sugli altri.  E’ uno spazio che si conquista?  Ci viene riconosciuto?  E’ qualcosa che inizia ad esistere quando gli altri ne parlano come se esistesse?  Mi colpisce il fatto che una stessa persona agli occhi di alcuni detenga un elevato potere, mentre per altri, non conti quasi nulla.

Ma la cosa che mi ha più sorpreso osservare è come l’ascesa al potere di molti sia avvenuta attraverso l’acquiescenza, la concessione, la resa ai desideri di altri presunti potenti.  Il potere viene riconosciuto a chi lo condivide, per cui c’è chi un grande potere sembra averlo costruito non esercitandolo praticamente mai.

Verrebbe da aspettarsi che chi ha costruito il proprio potere sugli altri attraverso la propria debolezza, lo eserciti poi attivamente quando arriva in cima.  Ma poi esiste una cima vera ed assoluta? ed anche se ci fossero delle cime relative, subentra a quel punto la paura di perdere il potere conquistatto, e l’abitudine appresa con l’esperienza di aspettarsi che il proprio potere dipenda dalla propria accondiscendenza.  Ecco così che ai miei occhi le persone che vivono per il potere sembrano le più deboli di tutte; certo le meno libere.

Vorrei poter parlare in modo meno generico, ma fare degli esempi in questo caso mi è difficile.  Ci devono essere senz’altro dei libri scritti che teorizzano queste dinamiche, ma non li conosco. (anzi se qualcuno ha qualcosa di bello da consigliarmi glie ne sarei grato).


Non credo dovvero sia colpa di nessuno …

22 novembre 2010

Rifletto da un po’ sulla questione generazionale negli ambienti di lavoro.  Molti ormai dicono che questo non è un paese per giovani ed io sono d’accordo.  A ben pochi giovani viene dato accesso a posizioni di autorità.  Vegliardi che sarebbe più naturale incontrare al parco a spingere passeggini occupano quei posti da lustri ed attivamente si oppongono, con energia e creatività, ad ogni ipotesi di un loro avvicendamento.  Lo dico con serenità perché la cosa mi riguarda poco, primo perché non sono nè giovane né vecchio, poi  in quanto non mi sento portato per ruoli di alta responsabilità.

Oggi ci pensavo dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro e dei suoi costi, e quasi capivo le ragioni di questa situazione di inerzia.  In una società con la nostra mentaità, sollevare una persona di esperienza da una posizione di potere e sostituirla con un giovane meno esperto – di fatto mettere un anziano alle dipendenze di un giovane – mette a repentaglio la produttività di un organizzazione.  L’anziano in molti casi non riconoscerebbe quell’autorità e l’organizzazione sopporterebbe dei costi elevati.  Per certi versi più facile che la sua “deposizione”consista in un prepensionamento o licenziamento dell’anziano; certo laddove si può, perchè dove il posto di lavoro è tutelato molto come nelle grandi aziende o nel pubblico, dove lavoro io, questa strada è piena di problemi.  L’anziano esperto è probabile che smetta di lavorare ed inizi a recriminare, con grave spreco di risorse umane.  La strada più semplice per chi organizza il lavoro è lasciare la responsabilità in capo a chi già ce l’ha.

E pensare che un po’ di scambio di ruoli servirebbe a tutti ad imparare.


Quanto sono importanti il lavoro ed il potere nella vita: differenze di genere

16 agosto 2010

Perchè non farsi dei nuovi nemici, o nemiche in questo caso, senza guadagnarci nulla in cambio?

Quando leggo  stastistiche sulla scarsa presenza di donne nelle più alte posizioni di potere (politica, imprese, banche), mi viene da pensare: se fosse vero che le donne sono meno disposte a sacrificare la loro vita personale ed affettiva per raggiungere queste posizioni, questo aumenterebbe (se possibile) la stima che ho per loro.  Con riguardo alle professioni ed ai salari,  qui si sostiene che questo è il motivo per cui certe professioni tipicamente femminili siano pagate meno di quento dovrebbero.

Il fatto è che mi sono ormai fatto l’idea che, con rarissime eccezioni, per arrivare al potere e restarci bisogna pensare quasi solo a quello,  non guardando in faccia a nessuno.  Neanche alle persone che ti sono care, e non è una cosa bella.

Ciò detto, io penso che la discriminazione sessuale sul luogo di lavoro esista.