Religione e geografia

9 giugno 2016

Nel mondo ci sono moltissime religioni.  Sei o sette sono quelle più grandi, anche se poi anch’esse hanno molte versioni al loro interno. Tutte affermano di saper spiegare i misteri della vita e della morte; ciascuna ha dei precetti e delle regole di vita che ci metterebbero in sintonia con l’assoluto. Le più tolleranti riconoscono nei precetti delle altre religioni delle manifestazioni ben intenzionate, ma mal guidate, della stessa verità.

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E’ un ragionamento che dovrebbe spingerci al relativismo. Già il fatto che esistano diverse religioni importanti dovrebbe portarci a prendere ognuna di esse come un tentativo, un anelito verso il sacro, mentre la maggior parte di esse al contrario si presentano (al di là di un pò di cordialità esteriore) come impermeabili a qualunque dialogo o compromesso in termini di credenze, riti, regole.  Mangiare carne di maiale è peccato, punto e basta.

Fin da piccolo mi chiedevo: se Dio è per tutti, perchè proprio la religione che è predominante nel paese dove vivo dovrebbe essere quella vera? Guarda il caso sono stato fortunato a nascere proprio dove abbiamo scoperto le risposte giuste, e sfortunati gli altri?   E’ un ragionamento semplice, quasi scontato, eppure nessuno sembrava farlo.

C’è di più: se siamo nati nella regione del mondo in cui vige la religione vera, come lo spieghiamo? Chi crede fino in fondo alla natura sacra dei precetti e dogmi della propria religione, a ben vedere, considera anche la propria civiltà superiore a tutte alle altre.

Mi sembra di dire delle gran banalità, ma non ho sentito mai da nessuno questo tipo di ragionamento.