Alla scuola di Albert O. Hirschman

12 dicembre 2012

Ieri è morto Albert O. Hirschman.  I suoi molti appassionati lettori e discepoli ne staranno scrivendo ed io non ho in animo di farlo ora.

Vorrei solo cogliere quest’occasione per ringraziare Luca Meldolesi che insegnando con fedeltà e trasporto Hirschman al suo corso di politica economica a Napoli, mi ha aperto il mondo dell’economia dello sviluppo, un campo di studi in cui ho trovato corrispondenza con quello che a quell’età stavo cercando.  Ho scoperto leggendo le pagine di Albert che alla ricerca delle soluzioni, del possibile, del meglio per gli altri, ognuno di noi può dare un contributo secondo quello che sa fare, che ama fare.  Il possibilismo di Hirschman dunque è stato per me anche la possibilità che finalmente mi veniva aperta di fare cose utili e allo stresso tempo per me affascinanti, stimolanti: tutte le cose buone vanno insieme.

Hirschman, l’ho scoperto poi, era al centro di un vero e proprio ambiente culturale accademico figlio del pragmatismo e dedito all’indagine empirica e orientata al cambiamento, che aveva uno dei suoi centri al Department of Urban Studies and Planning dell’MIT, dove ho studiato. Tiro fuori giusto due ricordi da quell’esperienza, che riguardano Hirschman.  Alla prima lezione di un corso di Political Economy al dip di Scienze Politiche dell’MIT, per conoscersi e rompere il ghiaccio, il prof. chiese a  ciascuno di indicare “who’s your favourite social scientist”. Due terzi delle dichiarazioni andarono per Hirschman (non la mia quella volta, più che altro perchè volevo distinguermi). Quando conseguii il Master, la famosa cerimonia del commencement tipica di tutte le università USA, con la consegna dei diplomi nel prato centrale di Killian Court, confliggeva con la possibilità che mi veniva offerta di passare qualche ora con Albert per parlare dei miei interessi di ricerca.  Quell’anno, lo speaker al commencement era nientemeno che il presidente degli USA in carica Bill Clinton.  Non ci pensai su granchè, anche se già avevo affittato lo strano cappello nero rettangolare ed il mantello.  Mai più usati, neanche in occasione del Ph.D.

Chi mi conosce sa che sono troppo geloso della mia libertà di pensiero per unirmi a clan, società di scopo,  o correnti.  Poi Albert Hirschman  l’ho conosciuto, anche se in fase ormai di declino intellettuale, e come persona non lo mitizzo .  Eppure il capo della mia scuola, se ne esistesse una, scusate oggi il conformismo, è  lui.