Open coesione: what’s next

18 ottobre 2012

Da alcuni mesi è online il sito web che consente di elaborare e scaricare dati sugli interventi della politica di coesione in Italia, i fondi strutturali europei insomma, ed alcuni interventi finanziati con risorse nazionali che hanno la stessa finalità di riequilibrare i divari interni al nostro molto diseguale paese.  Dove sono, in cosa investono, quanto spendono, chi li gestisce e cose del genere.  Ci ho lavorato un po’ anch’io e sono orgoglioso di essere parte di un amministrazione che più che parlare di trasparenza, inizia a praticarla.

Si tratta della più ampia base dati di investimenti pubblici mai resa pubblica in Italia, con più di 500 mila interventi corrispondenti a quasi 17 miliardi di fondi pubblici impegnati.  Su questi dati si possono esercitare analisti interessati a questioni di distribuzione geografica o dimensionale, anche scaricando l’intero database, o semplici cittadini interessati ad un singolo progetto che si attua vicino a casa loro.  Si fa presto a dire trasparenza e open data, ma poi c’è sempre l’inghippo: sistemi di interrogazione che non funzionano, dati che non sono mai quelli di maggiore interesse, aggiornamenti che non si fanno.  In questo caso sembra proprio una cosa vera, provare per credere.

In cosa può migliorare questo sistema?  Certo nella qualità di questi dati.  Infatti qualche errore nel nostro sistema di monitoraggio alimentato da dozzine di gestori di fondi  può ancora trovarsi, ma sono fiducioso che questi errori diminuiranno proprio per effetto dell’uso di queste informazioni, che non è più limitato ai pochi analisti che li possono vedere e li sanno leggere.

Però a mio giudizio la vera frontiera che ci attende come Dipartimento per lo Sviluppo, e come Stato più in generale, consiste nel dare un significato più ampio a questa apertura, ovvero abilitare un flusso di informazioni di senso  opposto rispetto a quello di cui ci siamo occupati fino ad oggi: dai cittadini all’amministrazione.  ora che stiamo imparando a diffondere informazioni, dobbiamo imparare a raccoglierle, filtrarle ed elaborarle: dal pubblico a beneficio del pubblico.  E’ parte del nostro ruolo di Stato creare questo valore fungendo da catalizzatori dei contributi anche volontari dei cittadini che agiscono nell’interesse della collettività. Il problema è come farlo in modo gestibile, ma allo stesso tempo sensibile.

Qualche idea operativa? (tanto per cominciare).


Open data dove meno te lo aspetti

18 aprile 2011

Domani parlo alla camera dei deputati.

http://www.agoradigitale.org/eventodatiaperti

Chi l’avrebbe mai detto che avrei scritto una frase del genere. In questi ultimi anni mi sono impegnato per produrre e diffondere informazione obiettiva sull’operato dello stato, anche scontrandomi con la politica e con l’alta amministrazione che di solito alla trasparenza preferiscono la promozione dei propri interessi e della propria immagine.   Domani parliamo di dati aperti proprio alla camera.  Sono curioso.


Gli open data italiani? Detto-fatto

9 novembre 2010

IL 17  Settembre parlavo qui di open data e del progetto di un sito in cui raccogliere link a tutti i dati amministrativi che le amministrazioni già condividono con il pubblico.  Da allora sono successe alcune cose:

1.prima si è formato un gruppo di google che discute animatamente di come realizzarlo dal punto di vista del  software, della licenza d’uso, del tipo di dati pubblici da linkare, dei rapporti con società ed iniziative imprenditoriali in questo campo; chi è interessato a questo dibattito che io trovo di livello piuttosto alto è invitato ad iscrivervisi

2. poi è’ andato online la settimana scorsa il sito web spaghetti open data. Ha un design essenziale ma efficace, è completamente autofinanziato da alberto cottica che ha lanciato l’idea e comprato l’hosting, ma soprattutto dalle molte ore di lavoro di sviluppatori straordinari come federico e matteo.  Ogni ringraziamento a queste persone sarebbe insufficiente.  Invito ancora una volta tutti coloro che sono a conoscenza di dati rilasciati dalla Pubblica Amministrazione italiana sul web, a segnalarli agli amministratori del sito.

Insomma, in puro spirito hacker (civico) se una cosa è buona è bene discuterne, ma contemporanelamente la si fa pure.  Perchè per fare una cosa bene bisogna appunto farla, e poi migliorarla gradualmente con l’esperienza ed il contributo degli altri.  L’intento di noi di spaghetti open data fra l’altro non è di occuparci per sempre del sito istituzionale sugli opendata, che prima o poi verrà fuori, ma di stimolare lo stato italiano a farlo presto e bene.  A volte le cose rivoluzionarie sono più facili e rapide da realizzare di quello che ci si aspetta.


Con gli open data tutti possono essere valutatori delle politiche pubbliche

17 settembre 2010

Faccio il valutatore di politiche pubbliche.  Sono stato formato all’idea che spetta a gente come me creare conoscenza su quali forme di spesa pubblica e di intervento dello stato funzionano e perchè.  Lo credo ancora.

Di recente però sto inziando a pensare che ci sia un’attività ancora più importante che noi dipendenti pubblici possiamo fare per migliorare l’efficacia dell’intervento dello stato: diffondere dati intelligibili e processabili da chiunque. A questa conclusione ci stiamo arrivando in tanti da molti da punti di vista e provenienze diverse.  Ne abbiamo  parlato ad un “aperitivo open data” la settimana scorsa fra quattro amici interni ed esterni all’amministrazione.  Alberto che su queste cose non ci dà tregua (e odia la vita comoda) ne parla come spaghetti open data. Da quella seratina sono uscito ancora più convinto che la cosa più produttiva che posso fare con i dati in mio possesso è condividerli con tutti quelli a cui potrebbero interessare.  Per questo la sfida per la gente come me è quella di non pensare di dover fare tutto in prima persona, ma lasciare fare all’intelligenza collettiva; capire insomma che  abilitare molte persone che vogliono poter elaborare le informazioni già disponibili, è quasi tutto quello che dobbiamo fare per avviare discussioni a più voci da cui impariamo tutti.

Dopo quella serata, adesso ai nostri amici è venuto in mente di raccogliere in un unico sito un bel po’ di link a dati già pubblicati dalle amministrazioni pubbliche italiane, per percorrere, all’italiana, la strada che le amministrazioni pubbliche inglesi ed americane stanno aprendo per noi.  Se conoscete link a questo genere di dati diffusi da pubbliche amministrazioni italiane, segnalateli ad Alberto oppure a Federico Bo, Matteo Brunati, o Laura Tagle.  Poi naturalmente ci saranno problemi di standardizzazione, di trovare software che li rendano utilizzabili semplicemente, ma visto che ci sono tutti questi intelligenti e generosi programamtori là fuori, perchè preoccuparmene.

Non posso mica far sempre tutto io… 🙂