Parole Vietate

<Sottotitolo: resistenza di retroguardia contro il degrado del nostro pensiero>

Sono un po’ interessato ed un po’ fanatico del linguaggio.  Per questo questo blog, oltre alle tags ed alle categorie ricorrenti, ha alcune parole espressamente tabù.

Assolutamente:  …E pensare che in inglese “absolutely”  usato da solo come risposta affermativa mi divertiva.  Ma era forse il 1998.

Comparazione:  La odio non tanto in sè, ma perchè nessuno usa più “confronto”

Criticità: Belli i tempi in cui esistevano punti deboli, aspetti rischiosi, inefficaci, etc

Documento: Devo ammettere che non è ben chiaro nenche a me stesso perchè disprezzo l’uso di questa parola. Il problema è forse che tutto lo è, dal memo di tre pagine al rapporto di analisi e ricerca approfondito e dettagliato, la certificazione e l’espressione di opinioni. La poesia ed i fatti.  Insomma io uso solo parole più specifiche.

…E quant’altro:  cioè esattamente che cos’ altro?  Può non sembrarlo ma anche questo è un americanismo in quanto traduce “or whatever”, che dilaga negli USA alla fine delle frasi, trasformando un’affermazione in un’areazione del cavo orale.

Governance:  Non ho neanche la forza di inziare a parlarne

Implementare: Effettivamente (grazie Kiki) è un’altro di quegli inspiegabili virus statunitensi, che in Italia si attaccano a tutto.  Fra un po’, tornato a casa, mi implementerò la cena

Piuttostoche: dice, ma allora a te danno fastidio più o meno tutte le espressioni del lessico più in voga ? Forse.  Comunque ho chi mi tiene compagnia, anche con valide ragioni

Pro-attivo: oltre che sotto la rubrica “esterofilia” questa ricade nella categoria “inflazione del linguaggio”.  Praticamente, da quando si è diffuso il pro-, un attreggiamento semplicemente “attivo” passa praticamente inosservato

Punto: Nel parlato, sentire finire una frase con “punto” può rovinarmi una giornata.  Lo so, dovrei vedere uno bravo

Reti: Cosa non lo è? “Fare rete” voglio che rimanga un espressione legata all’immagine di quello spettacolare gol di testa che feci, e che mi procurò tanta gloria

Riflessione: In un contesto lavorativo, dire che bisogna fare una riflessione su qualcosa, equivale a dire che la medesima  è sbagliata, fa schifo, o siamo contrari.  Quando poi è un'”attenta riflessione” …

Sviluppo: Nel mondo in cui lavoro io è una parola stampata, incisa e scolpita ovunque, ma io non la uso quasi.  Preferisco parlare di “ricchezza”, di “felicità”, di crescita, e a volte di “modernità”

Ah, e odio le virgolettte ” “

Ditemi che non sono il solo….


16 Responses to Parole Vietate

  1. Marco Magrassi ha detto:

    non sei solo, e lo sai

    contro le “criticità” ho lanciato violente e fallimentari campagne guerresche.
    suerte
    m

  2. kiki ha detto:

    io odio:
    1. implementare (in inglese può avere senso, in italiano è osceno, anzi peggio: non esiste; adottare o adeguare vanno più che bene)
    2. sinergia (mi rifiuto di dare spiegazioni)
    3. e/o (in italiano “o” è tan to esclusivo – l’aut latini – quanto inclusivo – il vel – a seconda del contesto; dire e/o equivale a dire e/e/o; che senso ha?)

  3. […] efficace molto lontano dal burocratese – anche perché si è formato al MIT. Ha perfino una lista di parole vietate, gustosissima anche se non la condivido completamente. I primi post sono […]

  4. Elena ha detto:

    Basito, io “odio” basito. Per come suona, per quel senso di immobilità che comunica. Insopportabile.

  5. marco (civil servant n.2) ha detto:

    aggiungo:
    – impattare
    – splittare
    e racconto che una volta ho sentito con le mie orecchie un direttore generale responsabile per miliardi di euro parlare di approccio “bottom-down”, una via di mezzo tra bottom-up e le veltroniane e tristemente famose camice di Brooks Brothers. Comunque, io bottom-down lo tradurrei come “terra terra”…
    @kiki: confesso di usare con utilità e costrutto la locuzione e/o!

    • kiki ha detto:

      quale utilità? Quale costrutto? Io conosco un insospettabile architetto che parla del “nostro know out” (che già il know how sarebbe da vietare…); tra l’altro, io non ho mai capito se siamo più bravi avendo il know how o gli skills

  6. Maurizia ha detto:

    @Elena, a me basito fa così ridere!
    Le parole in sé sono strumenti e non mi hanno mai disturbato, in nessuna lingua. Sono registro e contesto che me le rendono indigeste, così come le unghie e la lavagna stridono tra loro, non separate.

    Brevi esempi: “devi mostrare commitment” nei rapporti con le persone, “società liquida” detto per sentito dire, “flessibilità” quando vuol dire rinuncia, “comunicazione efficace” quando si parla di tecniche di manipolazione, e così via.

    Fanno comunque eccezione:

    “mezza verità” – per ovvi motivi
    “assolutamente” – concordo e rilancio con “assolutissimamente”
    “programmatico” – semplice odio personale
    “giustissimo” – perché se è giusto, allora basta.

    • titopb ha detto:

      Maurizia, capisco il criterio che usi. Anch’io come te cerco a volte di resistere all’inflazione dell’enfasi nel linguaggio.
      A volte com’è potente l’understatemnt di una parola come “giusto” senza rafforzativi.

      • kiki ha detto:

        A me programmatico piace. In prima superiore la prof di Storia lesse nel libro di testo del “discorso programmatico” di Giolitti e ci chiese secondo noi cosa significava programmatico… vidi la luce! Forse non mi è mai capitato con altre parole che mi balenasse il significato così.
        Insomma, io per motivi personali ci sono molto affezionato

  7. mawriting ha detto:

    @kiki capisco bene cosa intendi. A volte ci sono parole di cui il significato non lo cogli: lo vivi. A me è successo con il prefisso meta-. Meta-linguaggio, meta-fisico e così via. Semplicemente, lo adoro.
    Ce l’ho invece con programmatico perché recentemente ho avuto a che fare con una persona che lo usa in continuazione e a sproposito. Si tratta più che altro di un’indigestione, credo che, quindi, prima o poi passerà.
    @titopb hai proprio colto quello che intendevo!

  8. adriana ha detto:

    Consiglierei di aggiungere anche MISSION, che sento molto usata nella progettazione. Qualche profano pensa che manchi la E per errore. Altri che come me la considerano solo una stupida esterofilia egregiamente sostituibile con FINALITA’.

  9. Stef ha detto:

    molto carino il tuo blog.
    Io da parte mia posso aggiungere che ho odiato il termine SFIDA (tradotto da CHALLENGE), che usava il direttore della società americana per cui ho lavorato per qualche anno con contratto a tempo indeterminato, e che non ha esitato a licenziare in tronco una quindicina di persone tra cui me. Lui diceva sfida per motivarci ma intendeva SITUAZIONE DISASTROSA contro la quale non potevamo far nulla.
    Salutoni

  10. sincero ha detto:

    Io invece inizio a detestare tutte le parole anglofone che vengono “sparpagliate” (come vedi, adoro le “) nella lingua italiana. Non per nazionalismo, semplicemente le trovo inutili e un pò da “fighetti”. é mai possibile che io debba dire Standard Operative Procedure quando ho la versione italiana più o meno uguale (Procedure Operative Standard)? E potrei citare altri mille assurdi casi di “anglo-infezione”.
    Un abbraccio.

  11. Giusy ha detto:

    Bene, allora non sono l’unica a odiare gli anglicismi, anzi, sarebbe meglio dire i “false friends”, tipo implementare, e condivido l’odio assoluto con “proattivo” che, va detto, in italiano NON ESISTE!!!!

    • sincero ha detto:

      Brava Giusy! e: data entry, outing, imprinting, e tutte le parole italiane sostituite o mescolate con net-web-tech mi provocano copiosi travasi di bile !
      Cordialità

  12. nadia appolloni ha detto:

    E’ stato piacevole leggervi anche se non sono molto esperta con il computer. ogni tanto provo a trovare informazioni per me che amo l’origine delle parole e l’inizio dell’uso di esse.Grazie!!!

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