Arduino: riprendere la tecnologia nelle nostre mani

Alberto Cottica è proprio un genio. Lasciamo perdere il fatto che sta scrivendo un libro sulle politiche pubbliche ed il web e l’ha messo a disposizione sul web per commenti due mesi prima della pubblicazione.  Adesso sto pensando ad Arduino, quel gingillo che sarà al centro di una serie di  dimostrazioni che Alberto farà con Massimo Banzi in Toscana presso i centri regionali di diffusione tecnologica, in seguito alla convenzione che la Regione ha firmato con Kublai.

Che cos’è questo Arduino? Per quel che ho capito è una specie di mini-computer, che consente di controllare dispositivi vari come sensori, led, cellule fotoelettriche etc, e con ciò di realizzare dei manufatti creativi e a volte utili.  E che cosa c’è di innovativo ed interessante in questo? Certo non l’aspetto tecnologico, ma il fatto che permette anche a persone normali di realizzare dispositivi elettronici in prima persona, adattando elettronica ed informatica – quella roba che di solito compriamo fatta e finita nei negozi – con la nostra creatività.  Pare che con Arduino, anche per il suo prezzo bassissimo, realizzare dispositivi elettronici diventi possibile a tutti quelli che hanno voglia di applicarcisi un po’.

Perchè presentare questa tecnologia matura ed a basso costo in Toscana? Bè, l’accordo con i toscani prevede di utilizzare il metodo Kublai per promuovere innovazioni nei settori tradizionali dell’industria manifatturiera regionale.  Secondo molti osservatori, l’industria tradizionale italiana con l’avvento dell’elettronica ha perso uno dei suoi tradizionali vantaggi competitivi: quella capacità di manipolare  il processo produttivo che derivava dalle competenze nella meccanica dei nostri imprenditori e delle nostre maestranze (che poi a volte erano le stesse persone in fasi diverse della vita).  Nell’era dell’elettronica, questo controllo del processo di produzione è stato perduto, spesso non risiede più in azienda e non è più partimonio di una sola persona, ma condiviso fra diverse figure: progettisti, tecnici elettronici, programmatori, etc.     Insomma l’elettronica sembra avere espropriato le nostre piccole imprese della conoscenza profonda di come funziona il loro stesso processo di produzione, e quindi della possibilità di migliorarlo, anche al margine, ma nel continuo.  E’ la situazione ion cui si trovano Benigni e Troisi nel 1500, che non sanno nulla degli apparecchi che vorrebbero inventare…

Ma era davvero neccessario che succedesse questo con l’avvento dell’elettronica? Arduino è forse allora un modo per recuperare, nel mondo di oggi, quel rapporto diretto fra le nostre idee creative e la capacità di metterle in pratica con le nostre stesse mani.   Se il rilancio delle nostre industrie di mobili, abbigliamento e calzature può passare dal bricolage elettornico-informatico cercheremo di capirlo in Toscana a partire dal 29 Giugno.

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One Response to Arduino: riprendere la tecnologia nelle nostre mani

  1. […] Pare che da bambino io non fossi molto manuale. Nonostante mi divertissi molto con Lego, Meccano, modellini Airfix, piccolo chimico etc. gli adulti responsabili della mia formazione erano del parere che io fossi un inguaribile acchiappanuvole, poco concreto, maldestro. E così sono diventato un economista e musicista: due lavori diversi, la stessa inettitudine preatica. Se una macchina del tempo mi trasportasse nel quindicesimo secolo e incontrassi Leonardo Da Vinci, farei la stessa figura di Massimo Troisi e Roberto Benigni in “Non ci resta che piangere”, che non sanno spiegare al grande inventore nulla delle tecnologie che usano tutti i giorni (hat tip: Tito). […]

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